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martedì 26 novembre 2013

In Germania i poveri muoiono prima

Germania, la locomotiva d´Europa, la nazione virtuosa, il modello da seguire. Martedì e´ stato presentato a Berlino lo studio dal titolo “Atlante sociale sulle condizioni di vita in Germania”. Il dato saliente del 2013 e´ che in Germania ci sono cosi´ tanti occupati come non mai nella storia tedesca. Il dato che a prima vista puo´ abbagliare pero´ ha anche un risvolto della medaglia, perche´ nonostante il boom economico il numero di poveri di persone minacciate dalla poverta´ e´ in continuo aumento. Il numero totale degli occupati e´ di 41,5 milioni, ache se il volume del lavoro e´ piu´ basso rispetto a venti anni fa. Il numero dell ore lavorative e´ diminuito costantemente negli unltimi venti anni, cio´ e´ dovuto soprattutto all´aumento dei lavori part-time. Povero secondo lo studio viene considerato chi ha diposizione meno di 980 € al mese. La percentuale delle persone a rischio poverta´ e´ salita dal 2007 ad oggi dal 15,2 al 16,1 %. La fascia di eta´piu´ a rischio e´ quella tra i 55 e 66 anni.Per questa fascia il rischio e´ aumentato di 3 punti percentuale raggiungendo il 20,5 %, avale dire 1 su 5. Nel contempo sono aumentati i casi di poverta´ permanente. Delle persone della fascia a rischio circa il 40% sono cadute realmente nel baratro della poverta´ negli ultimi cinque anni. Ma il dato piu´ significativo che emerge dallo studio, riguarda le condizioni di salute e la speranza di vita. La fascia povera ha una probabilita´ di ammalarsi di tumore molto di piu´ alta rispetto alla fascia agiata, 2,7 volte in piu´ per gli uomini e 2,4 in piu´ per le donne. Ma e´ nel dato sulla speranza di vita che la differenza e´ piu´ allarmente, gli uomini fascia benestante vivono 11 in piu´ di quelli della fascia povera, per le donne la differenza e´ di 8 anni. “I poveri in Germania muoiono prima” cosi´ si potrebbe lapidariamente riassumere il rapport o della WZB (Wissenschaftszentrum Berlin). Alla luce di questi fatti, ma e´ veramente questo il modello economico-sociale di sviluppo che vogliamo seguire? Siamo veramente sicuri che la tanto decantata via tedesca, e il rigore economico imposto da Berlino, siano quelli giusti?

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