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venerdì 12 febbraio 2010

Germania, l'esercito dei lavoratori poveri




La signora Christina Heider sgobba per 5 Euro l'ora, il signor Werner Moll può permettersi un solo pasto al giorno, Tanja Meister gela nel suo appartemento perchè non può permettersi il riscaldamento; quelle che potrebbero sembrare scene di un qualsiasi paese in via di sviluppo, sono invece situazioni che riguardano circa due milioni di lavoratori della Germania, il motore economico dell'Unione Europea. Prendeno spunto un articolo apparso il 12 Febbraio sul Spiegel Online e da me liberamente tradotto vi racconterò la situazioni dei cosidetti Working poor (lavoratori poveri) e della loro lotta quotidiana sino all'ultimo centesimo.
Amburgo. Casten Seiler e sua moglie si occupano di assistenza clienti, sono turnisti e lavorano entrambi a tempo pieno. La loro lavatrice è guasta e non hanno i soldi per poterne comprare una nuova. Hanno quattro figli, ognuno dei coniugi porta a casa circa 1000 euro, i soldi bastano giusto appena per arrivare a fine mese. Nonostante gli assegni familiari e gli aiuti statali, non son riusciti a metter da parte i soldi necessari per il nuovo elettrodemestico. "E' una brutta sensazione, lavorare e dover richiedere il sussidio dallo Stato" dice Seiler "ma ci son sempre più persone nella nostra situazione". Da qui il famoso detto tedesco "Arm, trotz Arbeit" (poveri, nonostante il lavoro).
Benvenuti nel mercato del lavoro tedesco.
Innanzitutto vorrei chiarire il significato del "concetto Hartz"; è la denominazione di una serie di proposte fatta nel 2002 dalla commissione "servizi e mercato del lavoro moderni" (Moderne Dienstleistungen am Arbeitsmarkt) sotto la guida dell'ex manager tedesco della Volkswagen, e ora politico della SPD Peter Hartz. La commissione si insediò durante il governo Socialdemocratico di Schroeder. Le disposizioni cosidette Hartz I e Hartz II entrarono entrambe in vigore nel gennaio del 2003, seguite da Hartz III del 2004 e Hartz IV (leggi arz fier) nel 2005. Con Hartz IV il sussidio di disoccupazione e l'assistenza sociale vengono erogati da un unico ente. Nei mass media la Hartz IV, che dovrebbe garantire un'esistenza dignitosa a chi non ha un lavoro, è stata oggetto di critiche massicce, dato che, per la copertura del fabbisogno, si richiede di impegnare i valori patrimoniali e addirittura i libretti di risparmio dei figli.
Con la nuova riforma nel campo disoccupazione, i disoccupati, dopo 12 mesi (18 mesi per i disoccupati sopra i 55 anni d'età), percepiranno un assegno di EUR 345 mensili nei Vecchi Länder e di EUR 331 nei Nuovi Länder (a queste vanno aggiunte le spese di "funzionamento" affitto, luce, gas etc). L'ammontare del sussidio non si baserà infatti più, come avveniva in passato, sull'ultimo stipendio/salario netto percepito, bensì sul fabbisogno della persona disoccupata. Inoltre anche i valori dei beni immobili e mobili posseduti dal disoccupato influenzeranno l'ammontare del sussidio spettante.
Una recente sentenza dela Corte Costituzionale Federale tedesca (Bundesverfassungsgericht), sull'entità dell'indennità della disoccupazione e sui sussidi statali, ha riaperto il dibattito su quanto ammonti realmente il fabbisogno di un nucleo familiare per potergli garantire un'esistenza dignitosa.

Sono poi da tenere in considerazione tutta una seria di figure professionali che nonostante siano occupate riescono a malapena a sbarcare il lunario. Guardie giurate, giardinieri, camerieri, addetti alle pulizie, commesse hanno tutti una retribuzione oraria di sei o sette euro, talvolta anche meno. Stipendi da fame, contratti di lavoro precari. Sono tutte concetti diventati familiari negli ultimi anni e il trend è in costante aumento.

L'Istituto per il Lavoro e la Qualificazione (Institut Arbeit und Qualifikation) di Duisburg ha calcolato che un lavoratore dipendente su cinque è interessato da questo fenomeno. Dal 1995 al 2006 la percentuale delle persone che percepiscono un salario basso è passata dal 15 al 22,2% dei lavoratori. 1,9 milioni di persone lavoravano conseguentemente nel 2006 per meno di 5 euro l'ora. Il reddito reale dei lavoratori appartenenti alla fascia salariale bassa è diminuito ulteriormente del 14% dal 1996 al 2006. Questa tendenza non è un caso.

Parola magica "deregolazione"


Negli anni passati i Governi Federali hanno convinto i cittadini che ogni forma di lavoro deve essere accettato, l'importante è che si lavori. Le corrispettive riforme del mercato del lavoro sono state emanate. Deregolazione e flessibilità sono diventate le nuove parole chiave per far scomparire le fronde di disoccupati dalle liste degli uffici di collocamento. Eravamo nel 2005 la disoccupazione in Germania sfondava in quegli anni il tetto dei cinque milioni. Il sistema previdenziale tedesco era sull'orlo del collasso, nuove riforme erano necessarie soprattutto per permettere ai "disoccupati storici" di reinserirsi agevlomente nel mondo del lavoro.

Il fatto che molte aziende abbiano approffittato di questi nuovi strumenti, con l'obbiettivo di massimizzare i profitti ed rendere i prezzi concorrenziali, non sorprende. Perchè un supermercato dovrebbe assumure forza lavoro qualificata, se con dipendenti senza qualifiche e sotto pagati il negozio va avanti lo stesso? Il datore di lavoro paga in questo modo meno contributi sociali e la tariffa oraria è nettamente inferiore. Perchè un call center dovrebbe offrire ai suoi dipendenti contratti a tempo indeterminato, se con i contratti a termine il licenziamento è molto più semplice? Perchè una azienda che offre servizi di vigilanza, supponiamo in Assia, dovrebbe offrire più dei 6,40 Euro l'ora previsti dai contratti nazionali? Si trovano senza problemi dipendenti pronti a lavorare a queste condizioni.

Negli ultimi mesi è finita sotto i riflettori la catena di drogherie Schlecker, leader europeo del settore, accusata di licenziare i propri dipendenti, obbligandoli a farsi riassumere dalla propria agenzia di lavoro interinale, con una retribuzione inferiore del 50% . Si tratta in realtà di una prassi ampiamente diffusa: a far scoppiare lo scandalo sono stati solamente i metodi particolarmente brutali adottati da Schlecker. Centinaia di migliaia di lavoratori lavorano al giorno d'oggi in Germania in condizioni pessime e sottopagati.

La cosa più sorprendente è che per molte familie di lavoratori tedeschi, nonostante un salario si ritrovano sotto la soglia della povertà, e lo Stato deve interviene per integrare il salario sotto forma di sussidio. L'Istituto Karl-Bräuer ha pubblicato su un quotidiano un esempio classico di una famiglia tedesca con un reddito basso, che ripropongo. Un lavoratore assunto da una agenzia interinale riceve 1262 euro lordi, in qualità di unico portatore di reddito sposato e con due figli. Con gli assegni familiari arriva ai 1375 euro. Secondo la riforma Hartz IV il reddito minimo per vivere decorosamente sarebbe pari a 1653 Euro. La differenza per poter raggiunger almeno il limite del minimo esistenziale verrà integrato dalle casse dello Stato, quindi dalle tasche dei contribuenti. Per alcuni settori come l'industria alberghiera la situazione è drammatica, oltre il 70% degli impiegati deve fare ricorso ai sussidi statali, nel commercio al dettaglio va un pò meglio ma sono pur sempre il 35% dei lavoratori sotto la soglia minima.

Ecco allora che si riapre il dibattito politico sul salario minimo garantito, già presente in alcuni nazioni europee come il Regno Unito. I Socialdemocratici della SPD, ideatori del sistema Hartz, e la Lega dei Sindacati invocano un salario minimo di 7,50 Euro l'ora mentre la Sinistra tedesca de la Linke chiede addirittura 10 Euro l'ora.

I contestatori del salario minimo ritengono che il salario minimo può essere una barriera all'ingresso nel mercato del lavoro e un aggravio dei costi fissi (lavoro e capitale) per le imprese, e che un taglio di capelli per 8 Euro e il pane a 99 centesimi può esistere solo grazie alla libertà salariale.

Il dibattito rimane aperto

Leo Perinovich.